giovedì 29 dicembre 2011
Padre Ignacio Andereggen - Antropologia Profonda, l’Uomo Davanti a Dio secondo San Tommaso d'Aquino e il Pensiero Moderno
Grazie al Blog http://psicologiacattolicesimo.blogspot.com
L’attività corrispondente a quello che ai nostri giorni si
chiama Psicologia fu sviluppata eminentemente, anche se in modo differente per
contesto, modalità, risultati ed obiettivi, da San Tommaso di Aquino nella sua
dimensione di “umanista”. La frase che abbiamo appena enunciato contiene una
tesi di massima importanza. In effetti, racchiude una grande quantità di dati
speculativi e valutativi riguardo il suo pensiero e la nostra situazione
attuale, proprio come, in parte, un progetto di azione culturale.
Il quasi istintivo rifiuto che produce in alcuni l’asserzione
appena sostenuta, d’altra parte, non è indipendente da quei fattori che
determinano lo sviluppo della profonda crisi nella quale si trova la cultura
cristiana e cattolica. In effetti, molti vedono qui, con ragione, uno
spartiacque nella relazione del cristianesimo con la cultura moderna. Molti,
inoltre, non vogliono trarre le conseguenze che derivano - in termini di scontro
culturale - dall’ammettere che San Tommaso si riferisce alla medesima
cosa a cui si riferiscono anche Freud, Jung, Adler, Frankl.
L’ammissione di questa verità, per molti, equivale alla
rinuncia a navigare nel fiume che trascina la cultura contemporanea; e a questo
non sono disposti. Freud, senza dubbio, per riferirci al più influente tra gli
psicologi, sapeva molto bene che tentava di dare un’altra spiegazione allo
stesso contenuto che tutta la più genuina tradizione cristiana aveva già
definito tramite la fede. La rinuncia ad ammetterlo da parte di teologi,
filosofi, e psicologi che si considerano cattolici, oltre alla superficiale
conoscenza della dottrina di Freud e degli altri psicologi classici, rende
manifesta la loro mancanza di chiarezza epistemologica ed eventualmente la loro
debolezza profonda nel sondare a fondo le conseguenze della loro fede. In
effetti, come ci insegna il Concilio Vaticano II, nella realtà il mistero
dell’uomo incontra vera luce solamente nel mistero del Verbo incarnato [1].
E non si tratta semplicemente di ciò di cui si occupa l’antropologia filosofica,
ma specialmente della condizione concreta dell’uomo che Cristo è venuto a
salvare.
Di questa condizione concreta, agli ultimi livelli di
profondità, tratta Freud, e anche San Tommaso. Naturalmente, uno dal suo ateismo
nietzscheano, e l’altro alla luce della Scrittura divina e della ragione
naturale.
Alcuni tomisti, nel trattare l’ambito psicologico, si appellano
al principio secondo cui “la grazia suppone la natura e la eleva”, al fine di
dare fondamento alla necessità di una terapeutica psicologica che prepari al
cammino della grazia, come condizione per la sua efficacia. Sottilmente, cadono
in una concezione profondamente contraria a quella di San Tommaso, per il quale,
fondandosi su Sant’Agostino, non si potrebbe mai avere una disposizione naturale
e umana per il sovrannaturale della grazia. E’ sempre dalla grazia, al
contrario, che la natura può restaurarsi o ricomporsi, dalla quale l’uomo,
radicalmente, può curarsi, se rimaniamo al livello propriamente umano e
non meramente psichiatrico o medico.
Lungi dal rimaner relegate ad alcuni punti particolari, come
per esempio il trattato delle passioni, le dottrine tomiste sulle quali può
fondarsi una vera psicologia che non cada nelle trappole che accompagnano la
condizione moderna – e che, a differenza della filosofia, non può non essere
“cristiana”, dato che si riferisce all’uomo storicamente considerato –
abbracciano la maggior parte del pensiero dell’Aquinate.
Ne diamo una rapida idea a partire dalla struttura e dai temi
della Summa di Teologia. La prima parte di questa opera tratta di Dio e della
sua creazione. E qui degli angeli e degli uomini.
Qualsiasi psicologia degna di questo nome deve fondarsi su di
una adeguata conoscenza della natura umana nei confronti del soggetto concreto
che vuole aiutare e conoscere. Deplorevolmente, la quasi totalità delle correnti
psicologiche contemporanee soffre di gravissimi difetti in questo campo, che
limitano nella pratica la loro efficacia positiva, e, per l’opposto, le
convertono tante volte in strumenti di profonda deformazione umana. La trappola
consiste nell’accettazione acritica – deplorevolmente a volte da parte di molti
cristiani – del principio freudiano secondo cui la psicologia, proprio come
Freud stesso stabilì come psicoanalisi, consiste in una vera scienza con un
proprio oggetto, distinta perfettamente dall’antropologia filosofica e
dall’antropologia teologica. La mancanza di precisione speculativa gioca qui un
ruolo centrale, sommata, ovviamente, alla carenza di connaturalità profonda con
la pienezza di una vita umana e cristiana.
In questo senso, i chiari principi dell’antropologia filosofica
tomista devono svolgere un ruolo capitale per la ricostruzione di una autentica
psicologia in ambito cristiano. Non si può conoscere nulla dell’uomo concreto
senza capire l’intelligenza, la volontà, l’anima umana, le sue potenze
sensitive, in sintesi, il vero essere ed il funzionamento “profondo” – la vera
psicologia profonda – della persona umana. Solo un pensiero superficiale
potrebbe tentare una sintesi speculativa tra la dottrina filosofica classica
sull’uomo, come appare formulata in San Tommaso d’Aquino, per esempio, e la
psicologia di Freud, Jung, Frankl, Piaget, Kohut e molti altri. Soltanto per
rimanere nella dimensione che determina essenzialmente e radicalmente tutta la
condizione umana, la concezione dell’intelligenza di questi autori non è solo
profondamente insufficiente, ma anche profondamente distorta. In questo campo
delicatissimo, dal quale dipendono tutti gli altri che si riferiscono all’uomo,
le illusioni concordiste potrebbero soltanto condurre ad errori fatali dalle
conseguenze estremamente negative, specialmente nell’ambito della vita
cristiana.
Il trattato sugli angeli, nel quale San Tommaso sviluppa tutta
la sua maestria, solo apparentemente, e, naturalmente, per coloro che non hanno
una profonda fede ed una profonda esperienza di vita, può rimanere fuori
dall’ambito della vera psicologia. Sant’Ignazio di Loyola mostrò in modo
insuperabile, nella pratica, ciò che significa l’influenza costante della parte
principale della realtà naturale, il mondo degli angeli, sulla vita degli
uomini, in senso positivo e in senso negativo. L’esperienza della direzione
spirituale, dimostra, d’altra parte, che le situazioni umane più confuse non
possono risolversi senza l’azione degli angeli buoni o cattivi sulla vita degli
uomini.
Inoltre, il peccato originale, del quale San Tommaso tratta
largamente nella Prima Secundae della Summa, è capitale per comprendere la
situazione ed il funzionamento concreto della vita degli uomini [2]. Tutto ciò
che l’uomo fa e patisce, dal sentimento più elementare alla piena accettazione
della Redenzione di Cristo, è influenzato dal riferimento a questo dramma
all’origine dell’umanità. Freud stesso, a suo modo, fornisce una testimonianza
del fatto che per lui non si può capire la vita umana a prescindere dalla colpa,
e specialmente dalla colpa originale, della quale secondo lui l’uomo non può non
essere orgoglioso, perché prendendo coscienza di essa egli arriva veramente ad
essere quello che è, uomo razionale. La determinante presenza nel mondo della
colpa originale lo sottomette, secondo tutta la linea costante dall’antropologia
teologica ortodossa, fino all’ultimo Catechismo della Chiesa Cattolica,
al potere del demonio e dei demoni, che lo tengono schiavo, operando
specialmente sull’immaginazione e sull’affettività sensoriale, che sono le
facoltà nelle quali si concentra fondamentalmente la vita psichica della maggior
parte degli uomini [3]. Non si tratta, dunque, di un dato meramente teorico se
non solo per coloro che non conoscono profondamente il funzionamento
dell’esistenza concreta degli uomini, individualmente e socialmente considerati.
San Tommaso, assieme ad altri grandi maestri di autentica saggezza cristiana,
può essere una guida luminosa in questo campo.
Tutta la Seconda Parte della Summa, dedicata allo studio
dell’uomo come immagine di Dio, è un grande trattato di psicologia fondamentale,
non solo teorica ma anche pratica. Da qui potrebbe cominciare una vera opera di
ricostruzione della psicologia cristiana. Questa dovrebbe discernere, tramite la
fede e ciò che la retta ragione scopre circa l’uomo concreto alla luce della
rivelazione, tutto quello che lo sviluppo della cultura posteriore a San Tommaso
apporta, come positivo e come negativo, per la comprensione della natura umana
dinamicamente considerata, e per l’aiuto pratico teso a rimediare le carenze
dell’uomo concreto. Il principio che guida l’Aquinate è quello dell’uomo come
creato a immagine di Dio, e destinato ed elevato all’ordine
soprannaturale. E’ assolutamente impossibile comprendere la situazione della
persona concreta – che implica la totalità che ciascuno è – al di fuori di
questo ordine.
La considerazione sulla finalità dell’uomo con la quale
comincia la Prima Secundae è assolutamente fondamentale in psicologia [4]. Ed è
qui dove si situa, coerentemente con una concezione fallace dell’intelligenza,
uno dei più fatali difetti delle correnti di psicologia contemporanea, con la
notabile e parziale eccezione – in questo punto preciso -, di quella di Alfred
Adler, che considera importante la funzione di finalità nella vita umana. Se il
fine è la realtà più importante nella condotta, e se l’unico fine
ultimo di tutti gli uomini che abbiano o meno la grazia è la
Beatitudine [5], è chiaro che senza la conoscenza della posizione dell’uomo
concreto rispetto ad essa sarà inintelligibile il vero significato del complesso
delle realtà e dei fenomeni che la determinano, e sarà impossibile anche ogni
tipo d’aiuto veramente efficace e non dannoso –come per esempio, nella
psicoanalisi freudiana, secondo la sua idea fondamentale, rendendo cosciente
l’inconsapevole ribellione contro l’autorità paterna di Dio, che determina in
genere la concretezza della vita umana in quanto disconnessa dalla grazia-.
Se la psicologia deve svilupparsi ad un livello veramente
scientifico ed efficace, in contrasto con l’impressionante confusione che regna
nello studio della psicologia contemporanea - quando a volte riesce a superare
il livello meramente estrinseco nella concezione dell’uomo, comune alle scienze
biologiche e fisiche, per affacciarsi al livello della vita umana -, non potrà
prescindere dalla comprensione precisa e tecnica degli atti umani in
quanto tali, distinti dagli atti meramente dell’uomo, come sono gli
atti incoscienti di ogni tipo. E’ ciò che San Tommaso tratta a seguito della
Beatitudine nella Prima Secundae [6]. E’ particolarmente importante in questo
punto l’adeguata comprensione del funzionamento della volontà spirituale, la
potenza umana più lasciata ai margini nella psicologia dei nostri giorni, e,
dall’altra parte, la più deteriorata nella condizione dell’uomo concreto [7].
Arriviamo così al trattato delle passioni [8]. Queste non
possono essere comprese indipendentemente dalla loro profonda radice nell’anima
umana spirituale, e dalla loro funzione rispetto agli atti delle potenze
superiori. Il significato concreto degli atti delle passioni si può solo captare
nella loro propria situazione a differenza degli atti spirituali. Questa idea è
presente unilateralmente ed in modo deformato nello stesso Freud, per il quale
tutta la vita psichica è un cammino per la piena realizzazione di ciò che lui
intende essere la ragione. San Tommaso ci fornisce una considerazione completa e
dettagliata della vita psichica al livello degli atti inferiori la ragione e la
volontà, dandoci, inoltre, gli strumenti per considerarli nel loro vero
significato concreto, per comprenderli rispetto al vero funzionamento della
ragione e della volontà umana, e rispetto al fine ultimo. Abbondano in questo
punto le osservazioni veramente “psicologiche” di San Tommaso, secondo
l’impreciso ed ideologico significato contemporaneo del termine “psicologia”.
Il trattato sugli abiti (habitus), le virtù, i doni dello
Spirito Santo, le beatitudini e i frutti dello Spirito Santo costituisce il
nucleo di una psicologia positiva, diretta allo sviluppo naturale e
soprannaturale dell’uomo, contro la tendenza unilaterale contemporanea a
considerare l’uomo dal punto di vista della patologia [9]. In effetti, le
psicologie contemporanee considerano la natura umana corrotta con l’aiuto di
dottrine filosofiche profondamente pessimiste, come sono quelle di Schopenhauer,
Nietzsche, Heidegger e i postmoderni, senza avere la connaturalità necessaria
per comprendere uno sviluppo vero e sano della natura umana – in realtà
impossibile senza la grazia divina, dalla quale fuggono come dalla morte, e
nonostante che il fine della vita per loro, come Freud indica, sia la morte -
[10]. Una vera considerazione del funzionamento positivo della natura umana
restaurata ad opera della grazia renderebbe impossibile la tragica confusione di
tanti psicologi concordisti cattolici, che con la loro ingenuità spesso non del
tutto innocente hanno introdotto il principio della morte dentro la dottrina
della vita, corrompendola dal di dentro nella vita concreta dei loro “pazienti”,
nel significato letterale della parola pazienti.
Se si cerca di mettere in relazione la “nevrosi” di cui tratta
la psicologia o le psicologie contemporanee con la nozione di “peccato”
dell’antropologia teologica cristiana, normalmente si produce una violenta
reazione avversa. Tale reazione sarebbe notevolmente attenuata, o anche
scomparirebbe del tutto se si studiasse con serietà il trattato sul peccato che
San Tommaso fa seguire a quello delle virtù nella Prima Secundae. Si
catturerebbe così l’ampiezza del suo significato e la sua drammatica incidenza
reale a molteplici livelli, soprattutto strutturali, nella vita concreta
dell’uomo [11]. Però è soprattutto il tema del peccato originale, che l’Aquinate
tratta nelle questioni 82 e 83, che è al centro dell’attenzione di Freud, e
inconsciamente, lo si voglia ammettere o no, al centro di tutta l’attività
psicologica contemporanea che è configurata secondo l’atteggiamento freudiano.
In effetti, la psicoanalisi di Freud, come metodo e tecnica, è intrinsecamente
solidale al suo intento fondamentale di rendere cosciente nel modo più completo
la ribellione dell’uomo contro Dio Padre, radicata nella struttura incosciente
dei suoi vizi e passioni non restaurate per l’influsso della grazia. Per Freud,
come per Nietzsche, che è la sua fonte segreta d’ispirazione, l’uomo si compie
veramente in ciò che è, nella sua posizione cosciente contro Dio e nella pretesa
di occuparne il posto [12]. D’altra parte, molte distorsioni teologiche
contemporanee, che hanno come punto di forza una inadeguata concezione del
peccato originale per l’influsso e l’assimilazione, a volte cosciente, delle
filosofie idealiste, entrano in una simbiosi del tutto naturale con il pensiero
freudiano e psicologico in generale – che benché si opponga parzialmente ai
dogmi di Freud, è plasmato molte volte sulle sue esigenze e pretese, e produce
risultati simili, al di là delle intenzioni degli psicoterapeuti ─.
La Prima Secundae si chiude con la considerazione di due temi
capitali in psicologia: la legge [13] e la grazia [14]. L’uomo non può
realizzarsi autonomamente senza l’aiuto di Dio, che è l’autore di
entrambe. Nessuno psicologo potrebbe con la sua terapia sostituire la legge e
neppure aiutare il soggetto a crearsi una pseudo-legge soggettiva secondo le
proprie inclinazioni personali e le circostanze di vita – come al contrario
pretendono subdolamente molte teologie morali contemporanee -. Tanto meno
potrebbe rimpiazzare l’azione della grazia, l’unica che ordina l’uomo al suo
vero fine e che evita le profonde distorsioni della personalità. Il vero
psicologo, anche a livello meramente umano, aiuterebbe il suo paziente a
scoprire le implicazioni della legge naturale nelle sue proprie circostanze di
vita, e soprattutto, aiuterebbe a togliere gli impedimenti per il compimento
della legge evangelica, la cui realtà principale è la grazia dello Spirito
Santo, e che è l’unica norma che porta con certezza alla pienezza della vita
umana avviandola verso il suo unico e vero fine [15].
L’affermazione che San Tommaso pone nel prologo della Secunda
Secundae riguardo il fatto che le considerazioni generiche in campo morale sono
poco utili, perché le azioni umane sono particolari, ci fa intravedere il nesso
essenziale che esiste non soltanto tra la psicologia e l’etica, ma soprattutto
tra la psicologia e la Teologia, per il fatto che questa scienza è allo stesso
tempo dell’universale e del particolare, come riflesso della infinita scienza di
Dio che abbraccia entrambe.
E’ chiaro che per captare questo nesso è necessaria la fede, la
prima virtù teologale delle quali tratta in questa sezione. Insieme alla
speranza ed alla carità, forma il centro dell’esistenza cristiana [16]. La
configurazione psichica, soprattutto se è considerata dinamicamente, si
manifesta in modo molto diverso nella persona che possiede tali virtù, o in
colei che possiede i vizi contrari. Questo è specialmente valido per il fatto
che si riferisce all’amore teologale o all’odio, magistralmente trattati da San
Tommaso in questa sezione [17]. Lo stesso accade, in una maniera meno profonda
ma più visibile, dinanzi alla presenza o l’assenza delle quattro virtù cardinali
[18]. E’ qui che ci imbattiamo nel centro di ciò che è psicologicamente
osservabile della modalità umana. Se non giunge fino al livello specifico della
virtù umana in quanto tale, la psicologia nelle sue molteplici varianti non
potrà superare nel concreto il livello del comportamentismo, per quanto
sofisticata ed astrattamente elaborata possa essere.
Uno psicologo che conoscesse in modo concreto e vitale il modo
di operare delle persone a partire dalla ricca descrizione delle virtù e dei
vizi che realizza l’Aquinate in questa parte della Secunda Secundae, avrebbe uno
strumento per l’aiuto psicologico molto più elaborato ed efficace degli altri
metodi diagnostici e terapeutici contemporanei. E, a loro volta, questi metodi –
anche eventualmente conservando la loro apparenza esteriore che li ricollega a
test, tecniche, relazione professionale psicologo-paziente, ecc., un fattore
accidentale, però che normalmente preoccupa molto gli psicologi e gli studenti
di psicologia cristiani – si potranno rigenerare in un modo degno dell’uomo e
del cristiano, e che soprattutto non introduca coscientemente o incoscientemente
profonde distorsioni al di sotto della loro apparenza neutra, e specialmente a
causa di essa.
Dal punto di vista negativo, è specialmente importante per la
psicologia – seguendo lo sviluppo della Secunda Secundae, la considerazione
della superbia come primo peccato e fonte degli altri, e specialmente la sua
gravità in quanto implica una ribellione contro Dio. Non potremo non menzionare
a questo punto le giuste intuizioni di Alfred Adler, il quale colloca in ciò che
la tradizione della saggezza cristiana chiama superbia la causa più profonda
della nevrosi [19].
La Seconda Parte della Summa Teologica si chiude con alcune
questioni che si riferiscono agli stati di vita del cristiano, e specialmente
alla differenza tra la vita attiva e la vita contemplativa, e la superiorità di
quest’ultima [20], le quali sono imprescindibili nelle attuali circostanze di
confusione nella vita cristiana e nella vita consacrata. Non dimentichiamo che
di fatto molte persone consacrate, a volte anche dedite alla vita contemplativa,
sono soggette a trattamenti psicoterapeutici indiscriminati senza che incontrino
coloro che comprendano la vera causa dei loro patimenti, né chi dovrebbe
guidarli spiritualmente, né gli psicologi.
La Terza Parte della Summa Teologica si riferisce a Cristo, nel
quale si incontra il compimento o perfezione di tutta l’attività teologica. La
frase del Concilio Vaticano II precedentemente citata diceva che solo in Lui si
rischiara il mistero dell’uomo. Per chi lo saprà guardare, incontrerà in questa
parte l’ideale verso cui dovrà mirare tutto l’aiuto psicologico. Però in questo
punto dobbiamo affrontare un compito supplementare che non abbiamo incontrato
nelle tematiche precedenti.
In effetti, nella nostra situazione contemporanea non si tratta
solamente di ottenere che l’attenzione all’uomo perfetto, comunicando la sua
chiarezza, illumini definitivamente le zone più oscure dello psichismo umano. Si
tratta invece, e ancor prima, di riuscire a liberare la teologia contemporanea
dalla crescente proiezione di una psicologia modellata esclusivamente sulla
patologia e sui limiti umani, della Persona di Cristo. Si tratta di non
dimenticare che ci troviamo a che fare con la psiche umana di una persona che
non è umana ma divina. Non è possibile immaginare né pensare l’unità della mente
e neppure della coscienza di Cristo. E’ per eccellenza oggetto della fede. Lo
sapeva molto bene l’Aquinate, il quale spiega in modo ammirabile e preciso ciò
che si riferisce alla scienza e le altre perfezioni dell’umanità di Cristo, così
come i difetti che volontariamente assunse per la nostra salvezza [21]. Le
questioni che seguono, circa la vita, la passione, la morte, la resurrezione e
la vita gloriosa, ci mostrano nella sua pienezza il mistero pasquale, che
implicitamente ed esplicitamente deve essere al centro della vera “psicologia
profonda” del cristiano.
A partire dalla questione 60 della terza parte San Tommaso
tratta dei sacramenti. Chi non comprenderà che presi sul serio, con tutta la
loro importanza vitale trasformatrice della vita, ognuno di essi è pieno di
implicazioni psichiche? La trasformazione della mente umana nel suo pensare,
operare e sentire concreto è la loro vera finalità. Il battesimo, l’ordine
sacro, il matrimonio e soprattutto l’Eucarestia implicano una totale
trasformazione della mente umana e di tutto lo psichismo. La vita umana fondata
seriamente sui sacramenti, anche fenomenologicamente, è totalmente distinta
dalla vita umana vissuta a prescindere da essi.
Resta chiaro che per il solo fatto di ricevere l’assoluzione
sacramentale la persona non sperimenta sempre cambiamenti negli affetti,
immaginazioni, tendenze negative nell’ordine della sensibilità. Però si prendono
sul serio le disposizioni necessarie per ricevere il sacramento come parte del
sacramento stesso? Non sarà che si pensa alla confessione come ad un atto quasi
meccanico nel quale il pentimento gioca un ruolo marginale e quasi
insignificante? Si prende sul serio l’importanza dei peccati oggettivi, al di là
delle intenzioni della persona, e del suo potenziale distruttivo dell’armonia
dello psichismo umano?
Se per Freud, come lui stesso dice esplicitamente, la
psicoanalisi rimpiazza la confessione e lo psicoanalista il sacerdote, una volta
constatate le conseguenze devastanti dell’influsso delle idee freudiane nella
cultura e nella vita concreta degli uomini dei giorni nostri, dovremmo avere il
coraggio cristiano di invertire l’inversione e di dare conseguentemente ai
sacramenti della riconciliazione e dell’ordine sacro l’importanza che gli
appartiene come mezzi imprescindibili per la realizzazione di un’autentica vita
cristiana, e, quindi, pienamente umana.
Concludiamo formulando alcune osservazioni più pratiche. Nella
situazione attuale, se vogliamo mantener viva la filosofia e la Teologia di San
Tommaso, non possiamo prescindere dal confronto con la psicologia contemporanea,
che influisce molto più direttamente della filosofia nella situazione concreta
della vita degli uomini dei nostri giorni.
In vista di ciò, è importante affrontare di petto l’obiezione
comune che si alza ogni volta che si fa risaltare il valore psicologico del
pensiero di san Tommaso, così come di altri autori classici. Il fatto che non si
trovano nella sua filosofia e nella sua Teologia gli strumenti “tecnici” per
diagnosticare le “nevrosi” e per poter così “curarle”, trattandole come vere
malattie. Per questo è necessario situare le cose al livello in cui veramente si
sviluppa il pensiero sull’uomo in quanto uomo. Questo è il principio, e talvolta
è molto difficile da realizzare. Senza una visione che riesca ad alzarsi al di
sopra degli schemi immaginativi ed affettivi che tengono intrappolata la mente
di tanti psicologi e di altri che li seguono acriticamente è impossibile un
dialogo serio sul tema.
La vera “psicologia”, anche accettandola, come è ragionevole
nei nostri tempi e nelle nostre circostanze, come attività – non dico
“scienza” – autonoma rispetto allo studio ed alla applicazione diretta della
Teologia -, la vera psicologia – dico – è tutta da costruire nella sua forma
concreta e determinata, nella sua traduzione sperimentale e terapeutica.
Speriamo di poterlo fare sulla base di una filosofia e di una teologia tanto
profonde come quelle di San Tommaso. Nonostante, vista l’epoca che stiamo
attraversando, già non sarebbe poco se la si potesse fondare sul più elementare
senso umano e cristiano. E se già molti di coloro che sono stati formati secondo
i principi della psicologia classica del secolo ventesimo sono impossibilitati
per fare ciò, da non mediare un intervento speciale e quasi straordinario della
Grazia divina, speriamo, con speranza soprannaturale, che la visione grande ed
illuminata di coloro che dirigono le istanze determinanti la cultura cattolica
pongano, o permettano di porre, i primi semi per questa fondazione.
Spendiamo comunque alcune parole sul metodo, che abbiamo tenuto
per la conclusione al fine di far comprendere l’importanza della prospettiva di
totalità che deve essere impiegata in ogni riflessione di tipo “psicologico”. In
questo senso è inconveniente, come si è fatto in alcuni intenti non molto
recenti che tentavano artificialmente una concordia della “scienza” con la
scolastica, ridurre il valore psicologico del pensiero di San Tommaso al
trattato delle passioni. Al contrario, questo valore rimane massimamente in
evidenza quando si considera l’uomo secondo la totalità delle
prospettive che incontriamo nella filosofia e soprattutto nella Teologia
dell’Aquinate. Il fondamento di questo fatto ce lo fornisce lo stesso Dottore
Angelico: la persona è il tutto [22]. E’ per questa ragione che, da un
punto di vista completamente diverso, è attraente il discorso delle psicologie
contemporanee, che si presenta come totalizzante.
Noi tomisti abbiamo il dovere di non cadere intrappolati nella
magia irrazionale che ai nostri giorni possiede ciò che ha a che fare con lo
“psicologico”, e, in cambio, di procedere scientificamente secondo i più certi
principi filosofici e teologici. Solo così potremo orientarci, con l’aiuto di
San Tommaso, in questo campo, come in tanti altri nei quali si presentano le
sfide della cultura contemporanea.
Note:
1. Gaudium et Spes 22.
2. S. Th. I-II q.82-83.
3. S. Th. I q.106-114.
4. S. Th. I-II q.5 a.8.
5. S. Th. I-II q.5 a.8.
6. S. Th. I-II q.6-21.
7. S. Th. I-II q.8-17.
8. S. Th. I-II q.22-48.
9. S. Th. I-II q.49-70.
10. Cfr. Sigmund Freud: Al di là del principio del piacere, in Obras completas, Biblioteca Nueva, Madrid 1967, vol. I, pag. 1112 (in italiano edito da Mondadori Bruno, 2003, Milano): “Se pertanto tutti gli istinti organici sono conservatori e storicamente acquisiti, e tendono ad una regressione o ad una ricostruzione del passato, dovremo attribuire tutti gli esiti dell’evoluzione organica ad influenze esterne, perturbatrici e devianti. L’essere animato elementare non avrebbe voluto trasformarsi fin dal suo origine e avrebbe ripetuto sempre, sotto identiche condizioni, un solo e medesimo cammino vitale. Però alla fine ci sarebbe sempre la storia evolutiva della nostra Terra e della sua relazione col Sole, che ci ha lasciato la sua orma nell’evoluzione degli organismi. Gli istinti organici conservatori hanno ricevuto ognuna di queste trasformazioni forzate del corso vitale, conservandole per la ripetizione, e danno l’impressione erronea di forze che tendono verso la trasformazione e il progresso, essendo così che non si propongono più di raggiungere un fine antico per strade tanto antiche quanto nuove. Questo fine ultimo di tutta la tendenza organica potrebbe essere indicato. Il fatto che il fine della vita fosse uno stadio non raggiunto mai prima d’ora sarebbe in contraddizione con la Natura, conservatrice degli istinti. Detto fine deve essere uno stadio vecchio, uno stadio di partenza, che l’inanimato ha abbandonato una volta, e verso il quale tende attraverso tutti i giri dell’evoluzione. Se come esperienza, senza eccezione alcuna, dobbiamo accettare che ogni vivente muore per cause interne, tornando all’inorganico, possiamo dire: la meta di ogni vita è la morte. E con lo stesso fondamento: l’inanimato era prima dell’animato”.
11. S.Th. I-II q.71-89.
12. SIGMUND FREUD, Totem e tabù, trad. it. Roma 1990, pp. 207-208: “Nel mito cristiano, il peccato originale deriva incontestabilmente da un'offesa commessa nei confronti di Dio Padre. Bene, se il Cristo ha liberato gli uomini dal peso del peccato originale col sacrificio della propria vita, noi dobbiamo concludere che questo peccato consistesse in una uccisione. Secondo la legge del taglione, profondamente radicata nello spirito umano, un'uccisione puo essere espiata solo col sacrificio di un'altra vita; il sacrificio in se stesso significa l'espiazione per un atto suicida. E quando questo sacrificio della propria vita deve portare alla riconciliazione col Dio Padre, il crimine da espiare non può essere che l'uccisione del padre. Cosi nella dottrina cristiana l'umanità confessa francamente l'azione delittuosa primeva, poiché solo nel sacrificio di questo unico figlio ha trovato piena espiazione. La riconciliazione col padre è tanto più completa in quanto, contemporaneamente al sacrificio si proclama la rinuncia alla donna, che è stata la causa della ribellione contro il padre. Ma a questo punto si manifesta ancora una volta, la fatalità psicologica dell'ambivalenza. Nello stesso tempo e con lo stesso atto il figlio, che offre al padre l'espiazione più piena, realizza i suoi desideri contro il padre. Diviene egli stesso dio accanto al padre, o meglio al posto del padre. La reIigione del figIio si sostituisce alla reIigione del padre. E per segnare questa sostituzione, viene rimesso in vita I'antico banchetto totemico in forma di Comunione, in cui i frateIIi riuniti si cibano deIla carne e del sangue deI figlio, e non deI padre, per santificarsi e identificarsi con lui. Cosi, seguendo attraverso le varie epoche successive I'identità deI banchetto totemico con iI sacrificio animale, con il sacrificio umano teantropico e con l'Eucarestia cristiana, in tutte queste soIennità si ritrovano le conseguenze del crimine che in modo tanto opprimente pesava sugli uomini, che pure avrebbero dovuto esserne fieri. Ma Ia Comunione cristiana è, in fondo, una nuova soppressione del padre, una ripetizione dell'atto che richiede espiazione. E noi comprendiamo quanto il Frazer abbia ragione, quando dice che « la Comunione cristiana ha assorbito in sé un sacramento molto più antico del cristianesimo».”
13. S.Th. I-II q.91-108.
14. S.Th. I-II q.109-114.
15. S.Th. I-II q.106-108.
16. S.Th. II-II q.1-46.
17. S.Th. II-II q.23-46.
18. S.Th. II-II q.47-170.
19. Cfr. M. Echavarria, La Soberbia y la Lujuria como patologias centrales de la psique segùn Alfred Adler y Santo Tomàs de Aquino, in: I. Andereggen – Z. Seligmann, La psicologìa ante la gracia, Buenos Aires 1997.
20. S.Th. II-II, q.179-189.
21. S.Th. III q.7-15.
22. S.Th. III q.2 a.2.
2. S. Th. I-II q.82-83.
3. S. Th. I q.106-114.
4. S. Th. I-II q.5 a.8.
5. S. Th. I-II q.5 a.8.
6. S. Th. I-II q.6-21.
7. S. Th. I-II q.8-17.
8. S. Th. I-II q.22-48.
9. S. Th. I-II q.49-70.
10. Cfr. Sigmund Freud: Al di là del principio del piacere, in Obras completas, Biblioteca Nueva, Madrid 1967, vol. I, pag. 1112 (in italiano edito da Mondadori Bruno, 2003, Milano): “Se pertanto tutti gli istinti organici sono conservatori e storicamente acquisiti, e tendono ad una regressione o ad una ricostruzione del passato, dovremo attribuire tutti gli esiti dell’evoluzione organica ad influenze esterne, perturbatrici e devianti. L’essere animato elementare non avrebbe voluto trasformarsi fin dal suo origine e avrebbe ripetuto sempre, sotto identiche condizioni, un solo e medesimo cammino vitale. Però alla fine ci sarebbe sempre la storia evolutiva della nostra Terra e della sua relazione col Sole, che ci ha lasciato la sua orma nell’evoluzione degli organismi. Gli istinti organici conservatori hanno ricevuto ognuna di queste trasformazioni forzate del corso vitale, conservandole per la ripetizione, e danno l’impressione erronea di forze che tendono verso la trasformazione e il progresso, essendo così che non si propongono più di raggiungere un fine antico per strade tanto antiche quanto nuove. Questo fine ultimo di tutta la tendenza organica potrebbe essere indicato. Il fatto che il fine della vita fosse uno stadio non raggiunto mai prima d’ora sarebbe in contraddizione con la Natura, conservatrice degli istinti. Detto fine deve essere uno stadio vecchio, uno stadio di partenza, che l’inanimato ha abbandonato una volta, e verso il quale tende attraverso tutti i giri dell’evoluzione. Se come esperienza, senza eccezione alcuna, dobbiamo accettare che ogni vivente muore per cause interne, tornando all’inorganico, possiamo dire: la meta di ogni vita è la morte. E con lo stesso fondamento: l’inanimato era prima dell’animato”.
11. S.Th. I-II q.71-89.
12. SIGMUND FREUD, Totem e tabù, trad. it. Roma 1990, pp. 207-208: “Nel mito cristiano, il peccato originale deriva incontestabilmente da un'offesa commessa nei confronti di Dio Padre. Bene, se il Cristo ha liberato gli uomini dal peso del peccato originale col sacrificio della propria vita, noi dobbiamo concludere che questo peccato consistesse in una uccisione. Secondo la legge del taglione, profondamente radicata nello spirito umano, un'uccisione puo essere espiata solo col sacrificio di un'altra vita; il sacrificio in se stesso significa l'espiazione per un atto suicida. E quando questo sacrificio della propria vita deve portare alla riconciliazione col Dio Padre, il crimine da espiare non può essere che l'uccisione del padre. Cosi nella dottrina cristiana l'umanità confessa francamente l'azione delittuosa primeva, poiché solo nel sacrificio di questo unico figlio ha trovato piena espiazione. La riconciliazione col padre è tanto più completa in quanto, contemporaneamente al sacrificio si proclama la rinuncia alla donna, che è stata la causa della ribellione contro il padre. Ma a questo punto si manifesta ancora una volta, la fatalità psicologica dell'ambivalenza. Nello stesso tempo e con lo stesso atto il figlio, che offre al padre l'espiazione più piena, realizza i suoi desideri contro il padre. Diviene egli stesso dio accanto al padre, o meglio al posto del padre. La reIigione del figIio si sostituisce alla reIigione del padre. E per segnare questa sostituzione, viene rimesso in vita I'antico banchetto totemico in forma di Comunione, in cui i frateIIi riuniti si cibano deIla carne e del sangue deI figlio, e non deI padre, per santificarsi e identificarsi con lui. Cosi, seguendo attraverso le varie epoche successive I'identità deI banchetto totemico con iI sacrificio animale, con il sacrificio umano teantropico e con l'Eucarestia cristiana, in tutte queste soIennità si ritrovano le conseguenze del crimine che in modo tanto opprimente pesava sugli uomini, che pure avrebbero dovuto esserne fieri. Ma Ia Comunione cristiana è, in fondo, una nuova soppressione del padre, una ripetizione dell'atto che richiede espiazione. E noi comprendiamo quanto il Frazer abbia ragione, quando dice che « la Comunione cristiana ha assorbito in sé un sacramento molto più antico del cristianesimo».”
13. S.Th. I-II q.91-108.
14. S.Th. I-II q.109-114.
15. S.Th. I-II q.106-108.
16. S.Th. II-II q.1-46.
17. S.Th. II-II q.23-46.
18. S.Th. II-II q.47-170.
19. Cfr. M. Echavarria, La Soberbia y la Lujuria como patologias centrales de la psique segùn Alfred Adler y Santo Tomàs de Aquino, in: I. Andereggen – Z. Seligmann, La psicologìa ante la gracia, Buenos Aires 1997.
20. S.Th. II-II, q.179-189.
21. S.Th. III q.7-15.
22. S.Th. III q.2 a.2.
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